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Boswellia: l’albero dell’incenso

Erika GomieroBowsellia: l'albero dell'incenso

Tempo di lettura stimato: 4 minuti

Oggi parliamo di Incenso, ma attenzione, non mi riferisco ai bastoncini che bruciamo nelle nostre case per profumare e purificare l’aria, quegli incensi sono miscele di aromi ed essenze.

Dalla Boswellia, in particolare la Boswellia Serrata, si ricava una resina che può essere usata anche nel modo che noi associamo agli incensi, ma non solo.

Per Incenso in questo caso intendiamo la resina marrone giallastra ottenuta dalla pianta di Boswellia (albero dell’incenso) conosciuta come Olibanum.

Nell’antichità veniva chiamato il “profumo degli dei” ed era utilizzato come medicinale.

Dal 1300 a.C. veniva commerciato in tutto il Mediterraneo e venne addirittura creata una “Via dell’Incenso”, che portava dall’Oceano indiano al Mediterraneo, per il suo trasporto.

Attorno al 1400 la regina d’Egitto Hatshepsut inviò una spedizione a Punt perché le fossero portati gli alberi dell’incenso con lo scopo di crearne una coltivazione, ma una volta arrivati gli alberi non sopravvissero, infatti questo albero è molto sensibile e cresce solo in determinate condizioni.

Per quanto l’uomo abbia provato, le uniche zone dove ha continuato a crescere sono:

  • l’entroterra della costa orientale africana, in Somalia, per la Boswellia carteri, 
  • l’Arabia meridionale (Etiopia, Eritrea, Oman, Jemen) per la Boswellia sacra e negleta, 
  • Il centro e il nord dell’India orientale per la Boswellia Serrata, di cui parleremo in questo articolo.

Di questo albero non vengono usate le foglie, i fiori o le radici, ma la resina.

Due o tre settimane prima della stagione della raccolta vengono praticate sulla corteccia delle sottili incisioni con un apposito coltello (senza danneggiare l’albero), cosicché dai dotti resiniferi escano perle lattiginose che al sole induriscono rapidamente trasformandosi in gocce, per questo si dice che l’albero dell’incenso pianga. Dopo due o tre settimane le prime gocce vengono raschiate via: solamente il lattice che esce dopo è della qualità necessaria per essere lavorato. La seconda produzione di gocce viene raccolta, le gocce sono selezionate a mano e impacchettate o lavorate, quando induriscono, si scuriscono dal giallo trasparente al marrone dorato e al verde chiaro. La resina che esce la terza volta diventa ancora più scura e la qualità si abbassa.  Per i rimedi si utilizza la seconda raccolta, per l’incenso da bruciare o la cosmesi la terza raccolta. Attraverso la distillazione si ottiene l’olio essenziale di Incenso, molto costoso perché dal materiale resinoso si ricava solo il 6/7 % di olio. Il suo profumo è legnoso, tropicale e leggermente balsamico.

Il principio attivo principale è l’acido boswellico, che ha un effetto antiflogistico e antinfiammatorio.

In ambito osteoarticolare il suo effetto antinfiammatorio è utile per dolori da traumi, dolori reumatici, dolori articolari, gonfiore alle articolazioni, rigidità al risveglio, infiammazione muscolare. Oltre a ridurre l’infiammazione, allevia il dolore. Per l’apparato digerente questo principio è un efficace carminativo, stimola le funzioni di stomaco e intestino, attenua la diarrea, ma soprattutto riduce tutti gli stati infiammatori presenti nella mucosa intestinale, quindi è un utile sostegno in caso di malattie infiammatorie croniche come il morbo di Crohn e la colite.

Inoltre è un espettorante e antinfiammatorio per le vie respiratorie infatti viene usato nei prodotti per le allergie primaverili, disinfettante usato per detergere la pelle, anche in caso di acne e herpes, attenua il prurito e il bruciore della pelle, calmante per il sistema nervoso

Anche per oggi vi saluto con l’augurio di riscoprire sempre di più la Natura e i suoi doni.

Erika

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